{"id":574,"date":"2018-04-27T09:32:04","date_gmt":"2018-04-27T07:32:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.colfranculana.it\/wordpress\/?p=574"},"modified":"2018-04-27T09:32:04","modified_gmt":"2018-04-27T07:32:04","slug":"presente-e-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.colfranculana.it\/wordpress\/?p=574","title":{"rendered":"PRESENTE E PASSATO"},"content":{"rendered":"<p>Podistica di Vallenoncello, alle porte di Pordenone. Ci arriviamo in una fredda<br \/>\nmattina di fine inverno. E\u2019 una manifestazione FIASP, come si capisce subito dallo<br \/>\nstaff alle iscrizioni, dalle partenze libere ecc. . L\u2019organizzazione della marcia si<br \/>\nappoggia alle strutture parrocchiali, situate nella zona \u201cvecchia\u201d del paese. Paese<br \/>\nche, tra l\u2019altro, negli ultimi anni \u00e8 cresciuto molto sia dal punto di vista abitativo che<br \/>\ndal quello produttivo. Accanto alle abitazioni popolari di 50 anni fa sorgono case e<br \/>\npalazzi recenti, con colori e materiali che ne indicano subito la giovane et\u00e0.<br \/>\nLa marcia inizia tra le case, poi c\u2019\u00e8 un tratto sull\u2019argine del Noncello, fiume- torrente<br \/>\nche ha tutta una storia di esondazioni insieme al Meduna di cui \u00e8 affluente. E\u2019 lungo<br \/>\nuna quindicina di Km ed \u00e8 un fiume di risorgiva: nasce dalle parti di Cordenons. Pur<br \/>\navendo, in teoria, portata regolare, fa parte del complicato sistema dei corsi<br \/>\nd\u2019acqua del pordenonese ed \u00e8 stato pi\u00f9 volte \u201ccomplice\u201d di piene e allagamenti.<br \/>\nCamminando si notano i recenti lavori di idraulica realizzati proprio per mettere<br \/>\nsotto controllo questo corso d\u2019acqua che stamattina pare proprio tranquillo. Fin qui<br \/>\nla marcia \u00e8 normale, quasi anonima. Poi ci si addentra nella campagna e il percorso<br \/>\nprende respiro. Da sottolineare i ristori che qui sono abbondanti, variati e<br \/>\naddirittura fantasiosi come pure il ristoro finale. Anche la zona dell\u2019arrivo \u00e8 ospite<br \/>\ndelle strutture parrocchiali .<br \/>\nE qui, mentre sto sbocconcellando qualcosa mi accade un non so che. Vicino alla<br \/>\nzone di arrivo c\u2019 \u00e8 un campo ( un campetto) di calcio, da un lato affiancato dal<br \/>\nNoncello, dall\u2019altro un po\u2019 rosicchiato da alcuni campi da tennis. Ma \u00e8 ancora l\u00ec,<br \/>\ncome dev\u2019essere in tutte le parrocchie che si rispettino. Una parrocchia senza campo<br \/>\ndi calcio \u00e8 come una festa senza torta, un cane senza coda, un.. Insomma spero di<br \/>\nessermi spiegato. Tornando al campo da calcio, c\u2019\u00e8 qualcosa che mi attira. Poi<br \/>\nall\u2019improvviso, il flash! Io qui ci sono stato 40 anni fa. Con la squadra di calcio di<br \/>\nColfrancui. Scattano i ricordi, abbelliti dal tempo . All\u2019epoca era tutto diverso: le<br \/>\ndimensioni del campo, l\u2019abitato circostante, la strada per arrivarci\u2026 Noi di<br \/>\nColfrancui venimmo a giocare sotto un autentico diluvio. Ci fu raccomandato di non<br \/>\nscagliare fuori il pallone dal lato est perch\u00e9 finiva nel fiume e addio. Ciue, il portiere<br \/>\ntitolare ( e leader del gruppo) volle giocare centravanti. In porta c\u2019era Tali che,<br \/>\ndopo l\u2019ennesimo tuffo nell\u2019orribile fango dell\u2019area di porta mi url\u00f2 di portargli dei<br \/>\npantaloncini perch\u00e9 quelli che indossava erano distrutti. Forse era colpa del fango:<br \/>\nil sospetto era che fosse composto di rifiuti tossici. La stopper Ciso invece<br \/>\nnell\u2019acquivento era a suo agio . Gioc\u00f2 una gran partita. Perdemmo per 2 a 1, mi<br \/>\npare. I nostri giocatori mi pare di rivederli: allegri, casinisti, inaffidabili. In quegli<br \/>\nanni giocare a pallone era una cosa naturale, un piacere, ma anche un onore.<br \/>\nL\u2019allenamento era una variabile anarcoide e la partita una cosa impegnativa ma<\/p>\n<p>non carogna o selvaggia. Viene da vantarsi specialmente se si fa il confronto con<br \/>\nl\u2019oggi. Torno a casa riproponendomi di organizzare una rimpatriata con quel<br \/>\ngruppo. Con chi \u00e8 rimasto, perch\u00e9 qualcuno non c\u2019\u00e8 pi\u00f9.<br \/>\nElves<\/p>\n<p>e\u2026\u2026.. per continuare in tema di calcio<\/p>\n<p>RICORDI DI UN TERZINO SINISTRO<\/p>\n<p>\u201cQuando io ho cominciato a giocare a pallone erano gli anni sessanta e Mourinho,<br \/>\nRaiola e Sky non c\u2019erano ancora.<br \/>\nEro l\u2019unico che non avesse le scarpette per cui giocavo con gli scarponcini legati<br \/>\nalla caviglia. Per questo, e secondo una logica stringente, i grandi decisero che<br \/>\ndovevo giocare in difesa.<br \/>\nA quei tempi ero convinto che la vita fosse un compito da assolvere e non una festa<br \/>\nda inventare e quindi mi attenni per anni a quell\u2019indicazione di massima, crescendo<br \/>\ncon la testa di un difensore e facendo le varie esperienze calcistiche con sulla schiena<br \/>\nil numero 3. Era, allora , un numero completamente privo di poesia , ma alludeva a<br \/>\nuna disciplina rocciosa e imperturbabile.<br \/>\nIl quel calcio il difensore difendeva . Era un tipo di gioco in cui, se avevi sulla<br \/>\nschiena il numero 3, potevi giocare decine di partite senza mai passare la linea di<br \/>\ncentrocampo. Non era richiesto. Se la palla era di l\u00e0, tu aspettavi di qua, e rifiatavi.<br \/>\nLa cosa dava una strana percezione della partita. Io, per anni, ho visto la mia<br \/>\nsquadra fare gol lontani e vagamente misteriosi.<br \/>\nErano cose che accadevano laggi\u00f9, in una parte del campo che non conoscevo e<br \/>\nche , ai miei occhi di terzino, replicava l\u2019aria leggendaria di una localit\u00e0 balneare.<br \/>\nQuando si faceva goal, laggi\u00f9 si abbracciavano , questo me lo ricordo bene.. Per<br \/>\nanni li ho visti abbracciarsi, da lontano. Ogni tanto mi \u00e8 anche successo di farmi<br \/>\ntutto il campo per raggiungerli e abbracciarmi anch\u2019io, ma non funzionava tanto :<br \/>\narrivavo sempre un po\u2019 dopo, quando la parte proprio svergognata era gi\u00e0 finita, era<br \/>\ncome ubriacarsi quando gli altri stanno tornando a casa.. Cos\u00ec, la maggior parte delle<br \/>\nvolte, rimanevo al mio posto . Ci si scambiava un\u2019occhiata sobria tra difensori .<br \/>\nIl portiere, quello era sempre un po\u2019 matto , se la cavava da solo. A quei tempi si<br \/>\nmarcava a uomo. Questo significa che per tutta la partita giocavi appiccicato a un<br \/>\ngiocatore avversario. L\u2019unica cosa che ti era richiesta era : annullarlo.<\/p>\n<p>Questo imperativo portava a intimit\u00e0 quasi imbarazzanti. Era un calcio semplice, per<br \/>\ncui, io, che avevo il numero 3, marcavo il numero 7. E i numeri 7 erano, in fondo ,<br \/>\ntutti uguali. Magretti, gambe storte, veloci, un po\u2019 anarchici , casinisti pazzeschi.<br \/>\nParlavano molto, litigavano con tutti, si assentavano per decine di minuti, come<br \/>\npresi da improvvise depressioni, e poi ti fregavano come serpenti, guizzando con<br \/>\nun vitalit\u00e0 improvvisa che aveva l\u2019aria del sussulto di un morente. Dopo un quarto<br \/>\nd\u2019ora sapevi gi\u00e0 tutto di loro. Come fintavano, quanto odiavano il centravanti, se<br \/>\navevano problemi al ginocchio, che mestiere facevano e che deodorante usavano (<br \/>\ncerti micidiali Rexona..). Il resto era una partita a scacchi in cui lui teneva i bianchi.<br \/>\nLui inventava, tu distruggevi.<br \/>\nPer quanto mi riguarda, il massimo del risultato era vederlo uscire espulso per<br \/>\nproteste , ormai in piena crisi di nervi , coi suoi compagni che lo mandavano in<br \/>\nmona. Mi piaceva molto quando, uscendo, annunciava, gridando, che lui in quella<br \/>\nsquadra non avrebbe giocato mai pi\u00f9. L\u00ec avevo il senso di un lavoro ben fatto.<br \/>\nNon c\u2019erano ripartenze, non c\u2019erano raddoppi, non si faceva il fuorigioco, non si<br \/>\nandava sul fondo a crossare. Quando prendevi la palla cercavi il primo<br \/>\ncentrocampista disponibile e gliela davi, come il cuoco passa il piatto al cameriere.<br \/>\nChe facesse lui. Buttarla in fallo laterale andava benissimo e , quando proprio eri in<br \/>\ndifficolt\u00e0, la passavi al portiere . Era tutto l\u00ec.<br \/>\nPoi le cose cambiarono. Iniziarono ad arrivare dei numeri 7 che non parlavano, non<br \/>\nentravano in depressione, ma in compenso se ne stavano indietro , ad aspettare.<br \/>\nNon mi era chiaro cosa. Forse me, mi dissi. E fu l\u00ec che passai la met\u00e0 campo.<br \/>\nLe prime volte era un cosa strana. Dalla panchina tutti iniziavano a urlarti: \u201dTorna!<br \/>\nCopri!\u201d , per\u00f2 intanto tu eri gi\u00e0 l\u00e0 a respirare quell\u2019aria frizzante , e quindi tornavi,<br \/>\nma coma la domenica sera dal mare, di malavoglia, e ogni volta ci rimanevi un po\u2019<br \/>\ndi pi\u00f9.<br \/>\nArrivai a vedere in faccia il portiere avversario e mi capit\u00f2 perfino di ricevere palla<br \/>\ndal nostro numero 10, un fuoriclasse fighetto che avevo sempre visto giocare da<br \/>\nlontano : guard\u00f2 proprio me e me la pass\u00f2 . Erano esperienze \u201c<\/p>\n<p>Post Scriptum<br \/>\nNon crederete sul serio che sia roba mia.<br \/>\nE\u2018 uno scritto di Alessandro Baricco uno scrittore cui capita spesso di toccare tasti cui molti sono<br \/>\nsensibili Tanto per dire, io davvero non avevo le scarpe da calcio e giocavo da terzino sinistro. Le<br \/>\nmie prime me le regal\u00f2\u2026 ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Podistica di Vallenoncello, alle porte di Pordenone. Ci arriviamo in una fredda mattina di fine inverno. E\u2019 una manifestazione FIASP, come si capisce subito dallo staff alle iscrizioni, dalle partenze libere ecc. . L\u2019organizzazione della marcia si appoggia alle strutture parrocchiali, situate nella zona \u201cvecchia\u201d del paese. 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